sabato, 15 luglio 2006
Chi ha vinto e chi ha perso la partita è il titolo di un post che trae spunto da un contributo di Nico Orengo sull'inserto Tuttolibri de La Stampa. Ringrazio Liseuse per la segnalazione.
Il tema, calcio e libri, ha sollecitato la mia attenzione.

Mi è tornato in mente un libro che mi sono ripromesso di leggere: Il sogno di Walacek di Giovanni Orelli (1991, ed. Einaudi). È una storia ispirata dalla vicenda di un calciatore (Walacek) venuto dall'estero e così bravo da vestire la maglia della Nazionale svizzera, in un periodo turbolento come quello della Seconda Guerra mondiale. Con sullo sfondo i mondiali di Parigi (1938) e la vittoria della Svizzera contro la Germania nazista: Davide contro Golia.
Non ne so molto di più.
Giovanni Orelli è però uno scrittore che "mi intriga" anche per la conoscenza personale maturata sul dossier dell'USI, l'Università della Svizzera italiana.

Ho però trovato qui un simpatico assaggio.
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categoria:libri
domenica, 25 giugno 2006
L’ Almanacco dei libri di sabato 24 giugno (La Repubblica, pag.43) pubblica un’intervista a Thomas Friedman sul suo ultimo libro “Il mondo è piatto” da pochi giorni disponibile anche in italiano (edizioni Mondadori).
Secondo Friedman “il mondo oggi è una grande piattaforma, una piattaforma tecnologica in cui convergono forze tecnologiche e politiche, i pc, gli apple, i software, il wireless, tutte cose che sono connesse tra di loro; una grande piattaforma mondiale che costa sempre di meno, che mette in comunicazione sempre più gente e soprattutto che offre uguali opportunità a chiunque, in qualsiasi parte del mondo; non importa che lingua parli, non importa la razza, non importa la religione”.
Ma quali sono i “dieci giorni che hanno appiattito il mondo”?
“Il punto di partenza è la caduta del Muro di Berlino e la fine dei blocchi politico-ideologici. Poi ci sono stati il boom di Netscape in borsa che ha dato avvio all’innovazione tecnologica e agli investimenti in fibra ottica che è la rete autostradale del futuro; l’affermazione del free software come Linus. Poi sono venuti l’outsourcing, l’offshoring, l’insourcing, il supplychain. Processi che hanno reso possibile il più grande fenomeno di distribuzione geografica delle attività economiche e della diffusione di merci e servizi”.

Su “Il Sole 24 Ore” di domenica 18 giugno, Giorgio Barba Navaretti (barba@unimi.it) così ha riassunto le tre idee guida dell’autore:
“La mia prima idea di un mondo piatto è quella di un piano dove tutto si muove velocissimo: lo schermo di un televisore a cristalli liquidi o la superficie di una patinoire”…. “La seconda idea è che tutto si avvicina e che le lontananze siderali tra i Paesi si riducono”….. “La terza è che scompaiono le gerarchie, o per lo meno non esistono più élite appartare e silenziose con le quali non è possibile comunicare (anche il primo ministro ha un’e-mail)”.
Insomma, conclude Navaretti, “il mondo piatto di Friedman si riduce a questi tre fattori, rapidità, vicinanza geografica e meno gerarchie, che certamente hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere”. Fattori che hanno portato anche ad una globalizzazione degli individui (un ingegnere di Philadelphia in concorrenza con uno di Shangai) che potrebbe significare la fine delle classi medie e una polarizzazione tra ricchi che pattinano e poveri che stanno a guardare?
Friedmann, annota Navaretti, “giustamente ci ricorda che non sarà così e che ancora una volta la strada passa attraverso la formazione, l’educazione e l’adattamento ai nuovi sistemi e alle nuove tecnologie….. Insomma, in questo nuovo mondo a tutti, in principio, è dato giocare ma l’esito della partita non è affatto chiaro. Non resta che rimboccarsi le maniche”.

Per non restare indietro – annota lo stesso Friedman nell’intervista – occorre tenere a mente due punti decisivi: le infrastrutture (piattaforme digitli avanzate, telecomunicazioni via cavo, aeroporti e autostrade informatiche che siano interconnesse) e l’istruzione (non solo nelle materie scientifiche ma le principali sono matematica, scienze, informatica, ingegneria).
Il principio che regola il mondo piatto è il seguente: qualsiasi cosa che può essere fatta, sarà fatta; da te o da qualcun altro. Ne consegue che è meglio essere protagonisti che non subire l’avanzamento della tecnologia”.
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categoria:libri, appunti
domenica, 25 giugno 2006
Vergogna” è il titolo della traduzione italiana di un romanzo di J.M. Coetzee, premio Nobel per la Letteratura nel 2003 (titolo originale Disgrace). È la storia di David Lurie, insegnante della Cape Town University costretto a dimettersi a seguito di una relazione con Melanie, un’allieva che poi lo ha denunciato per molestie sessuali. La prima parte del romanzo racconta questa storia e si conclude con l’arrivo di David nella fattoria che la figlia Lucy manda avanti, dando ospitalità a cani e vendendo erbe e fiori, in campagna, nella parte orientale della Provincia del Capo.

David – professore associato di Scienze della comunicazione – “considera ridicola la premessa del libro di testo di Comunicazioni 101 «La società ha creato il linguaggio perché gli uomini possano comunicarsi a vicenda pensieri, sentimenti e intenzioni». La sua personale opinione, che si guarda dall’esprimere, è che l’origine del linguaggio vada ricercata nel canto, e l’origine del canto nel bisogno di riempire con un suono un’anima umana sovradimensionata e alquanto vuota”.
Egli “continua ad insegnare perché gli dà da vivere; anche perché gli insegna l’umiltà, gli fa capire qual è il suo posto giusto nel mondo. L’ironia di questa situazione non gli sfugge: colui che viene per insegnare impara la più brucante delle lezioni, mentre coloro che vengono per imparare non imparano niente”.

A conclusione dell’inchiesta avviata a seguito della denuncia di Melanie, David è costretto a rassegnare le dimissioni anche per non avere accettato il compromesso di sottoporsi alle cure di uno psicologo per una rieducazione, una correzione del carattere.
Lucy: “Sei così perfetto da non sopportare l’idea di qualche consiglio?”
David: “Mi ricorda troppo la Cina di Mao. Ritrattazione, autocritica, pubbliche scuse. Sono una persona all’antica, preferisco essere messo al muro e fucilato, farla finita”.
Lucy: “Tu hai tenuto duro e loro anche. È andata così?”
David: “Più o meno”
Lucy: “Dovresti essere più flessibile, David. Non c’è eroismo nell’inflessibilità”.
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categoria:citazioni, libri
domenica, 07 agosto 2005

Zipping     

Zipping è un’operazione tecnica che permette la compressione dei file del computer grazie ad appositi sowtfare che ne riducono il volume.

A prima vista, nel titolo “Così, tra lo zipping e lo zapping cambia il nostro modo di comunicare(Gianfranco Marrone, La Stampa , ttL tuttoLibri, 6 agosto 2005) mi era sembrata una parola nuova. Letta questa definizione mi sono invece ricordato delle numerose volte che l’ho usata nella forma italianizzata: “hai zippato il file?”, “non posso leggere il documento perché è zippato”….

Il titolo ha però attirato la mia attenzione su tre libri che aggiungo alla “lista della spesa” per la prossima visita in libreria.

Atlante della comunicazione, a cura di Fausto Colombo; Hoepli, pp. 414 € 36

Il saggio affronta il vasto, complesso, multiforme, talvolta contradditorio mondo della comunicazione dando adeguato spazio a fenomeni quali il cinema, il design, l’editoria libraria e giornalistica, Internet, la moda, la musica popolare, la pubblicità, la radio, il teatro, la telefonia, la televisione e che spiega sigle come Itc o Mpeg, espressioni come moblog o peer-to-peer, termini quali clock o hacker  e, appunto, zipping.

Un libro, scrive Gianfranco Marrone, “dove le tematiche relative alla comunicazione ricevono una trattazione unitaria e al tempo stesso critica, e dove competenze disciplinari diverse (…) entrano in fruttuosa dialettica”.

Filosofia della comunicazione, a cura di Claudia Bianchi e Nicla Vassallo; Laterza, pp. 175 € 18

Affronta con taglio al tempo stesso rigoroso e divulgativo tutte le principali discipline filosofiche relative ai processi comunicativi, affidando a specialisti dei singoli settori la redazione di specifici saggi: sintassi (Moro), semantica (Picardi), pragmatica (Bianchi), semiotica (Volli), ermeneutica (Ferraris), retorica (von Eemeren e Houtlosser), epistemologia (Vassallo). Una rassegna, commenta Gianfranco Marrone, “che mette in gioco la forza analitica della riflessione filosofica per sviscerare, come sottolineano le curatrici, l’essenza e il senso dell’azione comunicativa.

Con-vincere, Donato Benedicenti; Donzelli, pp. 117, € 13

Si respira aria di campagna elettorale, in Germania, in Italia. Anche in Svizzera visto che il PPD annuncia di avere iniziato il lavoro di preparazione delle elezioni dell’ottobre 2007. La comunicazione politica torna ad essere al centro dell’attenzione, così come il dilemma se sia più importante la forma (cioè l’apparire, lo spettacolo, la presenza in TV) oppure la sostanza (le donne e gli uomini, i fatti, i programmi). 

In questo saggio, l’autore ricostruisce l’evoluzione della sfera politica in funzione della diffusione della comunicazione a partirre dall’analisi delle elezioni di George W. Bush, Zapatero, Chávez, Blair o Berlusconi. “Una piccola storia della comunicazione politica nell’era della piazza virtuale, come recita il sottotitolo, utile sia allo stratega dell’ultima ora sia a chi, forse criticamente, intende studiarne le mosse”.

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categoria:libri
lunedì, 20 giugno 2005

Parole senza padroni  

È il titolo del contributo di Carlo Ossola su Il Sole 24-Ore di domenica 19 giugno, una presentazione del libro di Daniele del Giudice, Umberto Eco e Gianfranco Ravasi  "Nel segno della parola" (Rizzoli).

Il suo incipit mi richiama il Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo". La parola rinnovatrice e rivoluzionaria. La parola che, secondo il profeta Isaia, uscita dalla bocca di Dio non ritornerà a lui senza avere compiuto ciò per cui è stata mandata.

Oggi non è più così. Per Ossola siamo di fronte ad "uno sciamare di caratteri, prima impressi su solida carta ora diafani e migranti su schermi elettronici".

Mi chiedo. Sappiamo ancora usare le parole. Nel nostro comunicare esse pesano come macigni o, come già per Omero, le nostre parole sono "simili a fiocchi di neve in inverno"?

Ho imparato che scrivere e comunicare non sono necessariamente sinonimi, che un buon giornalista non è automaticamente anche un buon comunicatore, che attorniarsi di giornalisti non assicura la capacità di comunicare e di farsi capire.

"So che non so": e cerco di imparare.

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