sabato, 14 giugno 2008
Sono un "curioso compulsivo" attratto da ogni novità che in un modo o nell'altro é in relazione con la tecnica, la comunicazione, il web 2.0.
Dopo i blog e i socialnetwork eccomi anche nel mondo del microblogging.
Un mondo che, per me, è ancora tutto da scoprire. Una scoperta resa ancor più ardua dalle mie scarsissime conoscenze dell'inglese. Per questo credo che mi sarà utilissimo anche www.microblogging.it
Eppure, l'idea di concentrare in soli 140 caratteri un messaggio compiuto, di promuovere attività o post oppure (why not?) di allargare il numero dei contatti, mi affascina.

Ma cos'è il microblogging? Cos'è Twitter?


(via)

Come ogni cosa, anche il microblogging ha un rovescio della medaglia. Può facilmente diventare una mania o un modo per mettersi in mostra.
Per questo mi appunto anche una parodia che mi sembra una messa in guardia


(via)

Ma Twitter non mi bastava. E così, grazie (?) ad Alex Badalic ho scoperto anche meemi.com: eccomi anche lì.
L'avventura é appena iniziata. Affaire à suivre.

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categoria:appunti, glossario, network, web 20, social network, microblogging
lunedì, 17 dicembre 2007
Il Caffé ha affidato a Simonetta Caratti il commento all'elezione della signora Eveline Widmer-Schlumpf in Consiglio federale. L'articolo mi ha lasciato un retrogusto amaro anche per la scelta di alcune parole che, nella mia mente, hanno sono risuonate come un giudizio negativo.
Il titolo parla di «golpe», cioè di un «colpo di stato, soprattutto militare» e di complotto, ovvero «intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone». Ma non ci sono stati colpi di stato e nemmeno si può essere certi che, per il signor Blocher, l'esclusione dal Consiglio federale sia un danno.
Complottare è «fare un complotto, ordire intrighi a danno dell'autorità e del prossimo», ed è sinonimo di «cospirare, congiurare».
Ancora intrighi, cioè «quanto viene ordito da una volontà ambiziosa e spregiudicata operante con mezzi complicati e scorretti».
Ci sono stati intrighi a Palazzo? In ogni caso non mi pare che nessuno abbia agito con «volontà ambiziosa» o con metodi «spergiudicati e scorretti». Nemmeno si può parlare, per restare ai sinonimi, di congiura, «patto segreto fra più persone decise a rovesciare un regime politico e chi lo rappresenta».
La mia escursione fra le pagine del Devoto-Oli si conclude là dov'era cominciata.
«Golpe» è infatti anche una variante toscana, arcaica di volpe e, in botanica, indica una «malattia che colpisce il frumento e altri vegetali». Le spighe malate sono ridotte ad «una massa pulverolenta che richiama la coda spelacchiata di una volpe», cioè il «simbolo della furbizia e dell'astuzia».
Ed il cerchio si chiude: furbizia e astuzia hanno permesso di intessere i contatti che, alla fine, hanno imposto al presidente dell'Assemblea federale di dichiarare «Con 125 voti è eletta la signora Eveline Widmer-Schlumpf».
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categoria:glossario
giovedì, 15 febbraio 2007

Carnevàle o (disus.) carnovàle
[comp. di carne e levare, perché dopo il carnevale inizia la proibizione di mangiare carne; sec. XIII]
s. m.
 1 Periodo dell'anno che precede la Quaresima e culmina nei balli e nelle mascherate dell'ultima settimana |
  PROV. "A carnevale ogni scherzo vale" | (est.)
  Insieme di festeggiamenti e di manifestazioni che si tengono durante tale periodo: 'il carnevale di
  Viareggio, di Venezia'.
 2 (fig.) Tempo di baldorie, godimenti, spensieratezze
  | "Fare carnevale", (fig.) divertirsi | Baraonda, chiasso, gran confusione.
 3 (fig., spreg.) Pagliacciata, carnevalata.
 4 Fantoccio raffigurante il carnevale, arso in piazza l'ultima sera del carnevale stesso
| "Bruciare il
  carnevale", (fig.) festeggiarne la fine.
|| carnevalétto, dim. | carnevalìno, dim. (V.)
  | carnevalóne, accr. (V.).

da "Una parola al giorno", newsletter dei Dizionari Zanichelli

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categoria:glossario
mercoledì, 24 gennaio 2007
Mia mamma mi mandava a tagliare i capelli dal Cechin da Lena (cioè Francesco, figlio di Elena): un parrucchiere ma quasi un’istituzione anche perché sua mamma, la mam Lena, gestiva un piccolo negozio di cianfrusaglie nel quale vendeva però anche ambitissimi dolcetti tra i quali i famosi susciott da 5 (gli antenati degli attuali chupa chups venduti al costo di 5 centesimi).
Ricordo che quasi ogni volta mi diceva: «Hai i capelli come tuo nonno (ul Luis di Vanina) e di certo “tu g’avré mai la pelada”».
Sono passati molti anni. Ul Cechin se n’è andato. Il suo negozio è sempre lì, chiuso, in attesa che il Comune decida la ristrutturazione della vecchia casa. Un’opera che cancellerà la testimonianza dei ricordi di diverse generazioni.
Ma solo il tempo (o il corso della natura) potrà cancellare dalla mia mente il ricordo di quella sua promessa (che finora si sta avverando).
 
La parola di oggi è:
 
alopecia o alopècia, alopezìa
[vc. dotta, lat. alopecia (m), dal gr. alopekía, da alopex ‘volpe’, in quanto perde i peli in primavera e in autunno; 1310]
s.f.
* (med.) Mancanza totale o parziale dei capelli o dei peli ¦ “Alopecia areata”, area Celsi.
 
àrea Cèlsi
[lat. ‘area di Celso’, che per primo la descrisse; 1892]
loc. sost. f. inv. (pl. lat. areae Celsi)
* (med.) Chiazza glabra, rotondeggiante, sul cuoio capelluto, dovuta alla mancanza di capelli.
SIN. Alopecia areata
 
Da: “La parola del giorno” del Dizionario Zanichelli (newsletter)
 
Resta un dubbio: se il vecchio Cechin da Lena invece di predirmi che non avrei avuto la pelada mi avesse detto: «non avrai mai l’àrea Celsi» oggi ricorderei ancora la sua promessa?
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lunedì, 27 novembre 2006

Gli antichi Greci coniarono il termine «diorama»: ovvero «dià» che significa attraverso e «hòrama» che significa veduta per identificare uno scenario ricostruito, attraverso il quale è possibile trasmettere a chi osserverà l'opera, una veduta globale di una scena di fantasia o realtà.

I diorami rappresentano la forma più espressiva del modellismo, dove il modellista prima ancora di costruire, deve immaginarsi nei minimi dettagli quello che costruirà, documentandosi per tempo ed essendo acuto osservatore e buon conoscitore storico della materia da lui riprodotta.
 
Fonte: www.modelfoxbrianza.it
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categoria:glossario
venerdì, 23 giugno 2006

"Il Signore degli Anelli" è una delle letture con le quali auguravo la buona notte a mio figlio "più piccolo".
Per amore o per forza mi sono appassionato al piacere per le avventure di Frodo e dei suoi compagni e ho visto i film della trilogia. Non sono un appassionato di Tolkien ma resto attento a tutto ciò che ruota attorno ai suoi mondi immaginari.
Così quando qui ho visto la segnalazione di un sito che indica la traduzione nella lingua elfica - o meglio in Quenya - dei diversi nomi propri, non ho saputo resistere alla tentazione.
Per me ci sono due possibilità: Eruanno (dono di Dio) o più semplicemente Eruner (uomo del Signore).
Meglio stare con i piedi per terra.
Un saluto a tutti.
Eruner

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categoria:glossario
sabato, 28 gennaio 2006

Weblog, Podcast e RSS-Feed offrono agli utilizzatori di internet la possibilità di diventare editore. Per i giornalisti è un sogno che si realizza: poter fare un giornale senza l’editore (anche se resta da chiarire se qualcuno pagherà lo stipendio).
Per i professionisti delle PR è una nuova sfida.
Ho incontrato per la prima volta il termine Ego-Publishing sul blog di Marcel Bernet che così lo descrive:
Fino ad oggi Internet è stato utilizzato principalmente quale strumento di ricerca. Adesso i surfer diventano attivi: quali Ego-Publisher. Sui Weblog e Podcast pubblicano contributi scritti o sonori su tutto quanto interessa loro. E non solo; “linkano” e commentano. Questi nuovi operatori dei media sono molto diversi da quelli tradizionali. Non si sottopongono ad alcun codice giornalistico, riferiscono in modo soggettivo, talvolta fanno bricolage, sempre rapidi e senza filtri.
In questo contesto, riusciranno ad imporsi solo Weblog e Podcast realizzati con una buona qualità e orientati a precisi target (in tedesco: Zielgruppen).
Anche l’uso delle news sta cambiando: grazie a RSS-Feed le notizie di attualità sono scelte in modo selettivo e, grazie ai Podcast ci si abbona anche le trasmissioni radio sono scelte in modo personalizzato (Ego-Radiosendung).

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categoria:glossario, al lavoro
mercoledì, 10 agosto 2005

Nimby  

La sindrome di Nimby (Not In My Back Yard – “non nel mio giardino”) indica le diverse attività che le popolazioni locali mettono in atto per osteggiare la realizzazione nelle vicinanze della propria abitazione di attività che possono essere all’origine di effetti negativi: impianti industriali, antenne per la telefonia mobile, discariche o impianti per lo smaltimento dei rifiuti, strade, ma anche centri d’accoglienza per i richiedenti l‘asilo o comunità di aiuto a tossicodipendenti.

Per taluni Nimby è sinonimo di egoismo individuale o delle comunità locali, di difesa di interessi particolari senza tenere conto di quelli generali. Ad esempio, tutti usiamo il telefonino ma nessuno vorrebbe un’antenna “nel suo giardino”. Per altri, invece, è segno di vitalità della coscienza civica, della preoccupazione per il rispetto dell’ambiente o dell’aspirazione ad una migliore qualità di vita.

Il fenomeno si sta però ampliando ad altre tematiche. Espressione della sindrome di Nimby (sia pure in senso opposto) sono anche le opposizioni alla chiusura o alla trasformazione di piccoli ospedali o alla soppressione di servizi sociali. Insomma: nessuno è autorizzato a ciò che ho anche se le cifre dimostrano che si tratta di uno spreco (o anche solo di un lusso non più giustificato). Pensiamo alle difficoltà che incontrano gli enti pubblici nel ridefinire i propri compiti o le modalità per la messa a disposizione di determinati servizi.

La soluzione sembra una maggiore e migliore comunicazione, a partire dall’idea del progetto e in tutte le diverse fasi e non soltanto dal momento dell’avvio della fase realizzativa. Informazione che deve coinvolgere i cittadini e tutti i rappresentanti dei diversi interessi in gioco (gli stakeholder) ed avere quale obiettivo la “costruzione” di relazioni intense, di qualità e basate sulla fiducia.

È dunque necessaria una precisa strategia di comunicazione che dedichi la massima cura all’individuazione degli interlocutori e che, agli strumenti classici, aggiunga la capacità di ascoltare.

Una bella sfida e, forse, un nuovo campo di impegno.

Per una definizione della sindrome di Nimby

www.nimbyforum.net

wikipedia in inglese o in tedesco

environnement.wallonie.be/cgi/dgrne/nimby/ninby/pheno_nimby.asp

www.ecoage.it/info/nimby.php

Per la messa a punto di una strategia di comunicazione

La comunicazione, la negoziazione e il consenso territoriale come fattori strategici nella realizzazione di impianti industriali e grandi opere civili per lo sviluppo del Paese; Nimby Forum 04/05

Piacenza e l’elettomagnetismo; Rapporto TIM, scaricabile (in formato doc) dal sito della Ferpi

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categoria:glossario, al lavoro
venerdì, 10 giugno 2005

Vaporware  (or vapourware) - FUD (Fear Uncertainty and Doubt)

Materia vaporosa. Espressione ironica del gergo informatico che si riferisce ai seganli di fumo, al fumo senza arrosto. Definisce gli annunci anticipati di prodotti hardware o software di  là da venire (o che forse non arriveranno mai). Le aziende ricorrono ad annunci vaporware perché in ritardo sui tempi previsti ma anche per dissuadere la concorrenza o per scoraggiare i clienti dal rivolgersi alla concorrenza. Come dire: una certa soluzione ti interessa (o semplicemente ti intriga)? Aspetta, fra un po' te la proporremo anche noi.

Dall'informatica il vaporware è emigrato anche nel marketing. Una tecnica parente del FUD, acronimo che sta per "Fear Uncertainty and Doubt": insinuare nei clienti la paura del cambiamento, nonche incertezze e dubbi sulla bontà dei concorrenti.

Mi chiedo se anche la politica (e il giornalismo) non abbiano, inconsciamente, imparato ad usare annunci vaporware: per anticipare proposte e iniziative (naturalmente ancora oggetto di studi di approfondimento), minacciare denunce penali, lanciare importanti iniziative o progetti.

Per definizioni più scientifiche si veda l'encicolpedia online Wikipedia alle voci Vaporware e FUD.

Per questo post sono debitore a Franco Carlini e al suo contributo "Se le PA (cioé le Pubbliche amministrazioni) si perdono tra i fumi del vaporware" sul sito della FERPI FEderazione Relazioni Pubbliche Italiana

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categoria:glossario
venerdì, 20 maggio 2005

Stakeholder

Incontro la parola stakeholder (accompagnata dall’aggettivo “attivi”) abbinata a soggetti quali il Comune (e il suo servizio Ambiente), Arpa, Ausl e i gestori di telefonia mobile. Cerco la traduzione ma il vocabolario e i traduttori automatici non mi aiutano. Trovo: stakeholder = consegnatario. La nebbia permane.

Ancora una volta viene in mio aiuto “La magia della scrittura”. Fiorella Zaggia illustra  il passaggio dall’era delle relazioni industriali di stampo classico (rigidità, difesa dello status quo, peso dei sindacati e della contrattazione collettiva, ecc.) all’era degli stakeholder, cioè di differenti “portatori di interesse” (azionisti, governo, clienti, competitor, sindacati, lavoratori, ecc.) con tipologie e aspettative diverse.

La traduzione di stakeholder con portatori di interesse, mi sembra convincente e coerente nei due esempi.

Fiorella Zaggia, Human resources. Scriversi, annunciare, negoziare; in La magia della scrittura, a cura di Alessandro Lucchini; Sperling&Kupfer Editori (www.magiadellascrittura.it)

 

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