giovedì, 15 marzo 2007
L'amico Ardovig mi ricorda l'anniversario della morte di don Lorenzo Milani.
Per me una figura quasi mitica. Per il suo modo di essere prete e docente. Per le sue parole che già più di vent'anni fa citavo a volte a sostegno del mio impegno per la formazione culturale degli apprendisti.
Ma, lo ammetto, non ho mai seriamente approfondito i suoi insegnamenti.
Solo qualche citazione, a mo' di slogan.
Chissà, forse questo anniversario e il link che mi ha regalato Ardovig potrebbero essere lo stimolo a riprendere il filo del discorso.
Sono sopreso dell'attualità di queste parole:

«A Barbiana avevo imparato che le regole dello scrivere sono:
Aver qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti.
Sapere a chi si scrive.
Raccogliere tutto quello che serve.
Eliminare ogni parola che non usiamo parlando.
Non porsi limiti di tempo».

Scuola di Barbiana,Lettera a una professoressa

Oggi che lo scrivere è una parte importante della mia giornata, che mi sono posto l'obiettivo di essere «un artigiano dello scrivere» queste parole hanno un suono diverso, sono un monito.

 


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categoria:citazioni, al lavoro, attualitĂ 
mercoledì, 04 ottobre 2006
"L'arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore procedono in accordo." (John Ruskin).
Scrivo, dunque imparo (a scrivere).
Scrivere è un’arte, nel senso latino, cioè una tecnica, una cosa che si apprende facendo.
Scrivere è il risultato di una piccola e incruenta battaglia con il foglio bianco. Non a caso esercizio ed esercito hanno la medesima origine.
da: Strategie con le parole, in Parole ad alta quota
Speciale della Palestra della scrittura
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categoria:segnalazioni, citazioni, al lavoro
domenica, 25 giugno 2006
Vergogna” è il titolo della traduzione italiana di un romanzo di J.M. Coetzee, premio Nobel per la Letteratura nel 2003 (titolo originale Disgrace). È la storia di David Lurie, insegnante della Cape Town University costretto a dimettersi a seguito di una relazione con Melanie, un’allieva che poi lo ha denunciato per molestie sessuali. La prima parte del romanzo racconta questa storia e si conclude con l’arrivo di David nella fattoria che la figlia Lucy manda avanti, dando ospitalità a cani e vendendo erbe e fiori, in campagna, nella parte orientale della Provincia del Capo.

David – professore associato di Scienze della comunicazione – “considera ridicola la premessa del libro di testo di Comunicazioni 101 «La società ha creato il linguaggio perché gli uomini possano comunicarsi a vicenda pensieri, sentimenti e intenzioni». La sua personale opinione, che si guarda dall’esprimere, è che l’origine del linguaggio vada ricercata nel canto, e l’origine del canto nel bisogno di riempire con un suono un’anima umana sovradimensionata e alquanto vuota”.
Egli “continua ad insegnare perché gli dà da vivere; anche perché gli insegna l’umiltà, gli fa capire qual è il suo posto giusto nel mondo. L’ironia di questa situazione non gli sfugge: colui che viene per insegnare impara la più brucante delle lezioni, mentre coloro che vengono per imparare non imparano niente”.

A conclusione dell’inchiesta avviata a seguito della denuncia di Melanie, David è costretto a rassegnare le dimissioni anche per non avere accettato il compromesso di sottoporsi alle cure di uno psicologo per una rieducazione, una correzione del carattere.
Lucy: “Sei così perfetto da non sopportare l’idea di qualche consiglio?”
David: “Mi ricorda troppo la Cina di Mao. Ritrattazione, autocritica, pubbliche scuse. Sono una persona all’antica, preferisco essere messo al muro e fucilato, farla finita”.
Lucy: “Tu hai tenuto duro e loro anche. È andata così?”
David: “Più o meno”
Lucy: “Dovresti essere più flessibile, David. Non c’è eroismo nell’inflessibilità”.
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categoria:citazioni, libri
lunedì, 10 aprile 2006

La concisione è l'anima della saggezza

Se una cosa non si può spiegare in poche parole, inutile cercare di spiegarle in molte

Perle trovate sul blog di Luisa

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categoria:citazioni
martedì, 04 aprile 2006

Hanno una voce, i colori, un suono, come tutte le cose. Un rumore che li distingue e che posso riconoscere. E capire. L’azzurro, per esempio, con quella zeta in mezzo è il colore dello zucchero, delle zebre e delle zanzare. I vasi, i viali e le volpi sono viola e giallo è il colore acuto di uno strillo. E il nero, io non riesco a immaginarlo ma so che è il colore del nulla, del niente e del vuoto. Però non è solo una questione di assonanza. Ci sono dei colori che per me significano qualcosa per l’idea che contengono. Per il rumore dell’idea che contengono. Il verde, ad esempio, con quella erre raschiante, che gratta in mezzo e prude e scortica la pelle è il colore di una cosa che brucia, come il sole. Tutti i colori che iniziano con la b, invece, sono belli. Come il bianco o il biondo. O il blu, che è bellissimo. Ecco, ad esempio, per me una bella ragazza, per essere davvero bella, dovrebbe avere la pelle bianca e i capelli biondi.
Ma se fosse veramente bella, allora avrebbe i capelli blu.
Ci sono anche colori che hanno una forma. Una cosa rotonda e grossa è certamente rossa.
……
Mi piace la sua voce. È un voce morbida. Giovane. Un po’ triste. Un po’ meridionale. Un po’ bassa. Calda. Rotonda e piena. Viola con sfumature rosse. La più blu che abbia mai sentito.
……
Una volta, da piccolo, mi sono innamorato di una voce. … Adesso lo so che si chiamava La vie en rose, ma allora ero piccolo e sapevo soltanto che c’era una canzone bellissima cantata da una donna bellissima, con una voce bellissima. Era una canzone piena di erre, ma non verdi, erre morbide, rosa. …
Non ho più sentito una voce blu come quella, fino all’altra sera.

Carlo Luccarelli
Almost Blue (1977) - Edizioni Einaudi

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categoria:citazioni
venerdì, 20 gennaio 2006

La comunicazione non è qualcosa che si appiccica alla fine. È parte integrante di quello che state facendo"

Alistair Campbell
citato in Con-Vincere di Donato Bendicenti, Donzelli Editore

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categoria:citazioni
domenica, 07 agosto 2005

Padronanza della lingua    

Ho appena finito di leggere “La coscienza di Zeno”, di Italo Svevo. Fra le ultime pagine sono stato colpito da questa “confessione”:

(Il dottore) non studiò che la medicina e perciò ignora cosa significhi scrivere in italiano per noi che parliamo e non sappiamo scrivere il dialetto. Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo! Se egli sapesse come noi raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario! È proprio così che scegliamo dalla nostra vita gli episodi da notarsi. Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt’altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto. 

Italo Svevo; La coscienza di Zeno; Giunti Gruppo editoriale, Firenze

Mi ha fatto pensare a quante volte, per un’insufficiente conoscenza della lingua italiana, uso parole o frasi magari non precise o meno efficaci. Altre volte, invece, la pigrizia mi spinge ad accettare di non capire il significato di una parola ed a privarmi di ricchezze he resteranno nascoste.

 

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categoria:citazioni
lunedì, 27 giugno 2005

Saggezza  

Meglio tacere e dare l'impressione di essere stupidi che parlare e fugare ogni dubbio

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categoria:citazioni
giovedì, 23 giugno 2005

Guide, non venditori  

Abbiamo bisogno del coraggio, non del compiacimento; abbiamo bisogno di una guida, non di un venditore. E l'unica prova della leadership è la capacità di guidare con vigore

JF Kennedy, alla Convention democratica del 1960

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categoria:citazioni
giovedì, 23 giugno 2005

Infinito  

Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, però non sono sicuro della prima

(Albert Einstein)

Se Dio non ha posto limiti all'intelligenza, perché dovrebbe averne messi alla stupidità

(anonimo in un newsgroup)

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categoria:citazioni