Oggi - 25 novembre - è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne. Una giornata di azione e riflessione che si ripete ogni anno dal 2000.
Sul tema, segnalo un interessante dossier di Swissinfo, con un'intervista alla dottoressa italo-svizzera Monica Hauser, fondatrice di medica mondiale, un'organizzazione per l'aiuto e il sostegno alle donne e alle ragazze nei territori di guerra e di crisi.
Violenza sulle donne.
Le prime immagini che ci appaiono sono di donne picchiate, mutilate, sfregiate, violentate. Poi le donne e le ragazze vittime della guerra.
Ma c'è anche una violenza più sottile e pericolosa.
Silenziosa. Strisciante.
È la violenza che nega alla donna che ci sta accanto (moglie, compagna, collega di lavoro) il rispetto, la dignità, il valore delle sue idee.
È difficile, per noi maschi occidentali, di cultura giudaico-cristiana, accettare la libertà della nostra compagna di gestire la propria libertà e la propria vita. È una lotta continua contro una cultura secolare che ha negato alla donna questi valori.
Poi, finalmente, è arrivato Papa Giovanni XXIII. Nella Pacem im Terris ci ha ricordato, tra i "segni dei tempi" (n. 22) l'ingresso della donna nella società, la "sempre più chiara e operante" presa di coscienza della sua dignità.
Ci ha aperto gli occhi.
Ci ha aiutato a scoprire la figura di un Cristo rivoluzionario anche nel suo rapporto con le donne.
Ci ha stimolato ad incamminarci sulla strada della parità della dignità prima ancora che dei diritti.
Ogni giorno un passo avanti; a volte qualche ricaduta.
Ma, con l'aiuto delle nostre mogli, compagne, colleghe, possiamo, dobbiamo farcela e vincere la tentazione di usare la violenza, in ogni sua forma, per ristabilire un dis-ordine nel quale siamo purtroppo cresciuti.
Per loro e per noi. Ogni giorno e non solo il 25 novembre.
Sul tema, segnalo un interessante dossier di Swissinfo, con un'intervista alla dottoressa italo-svizzera Monica Hauser, fondatrice di medica mondiale, un'organizzazione per l'aiuto e il sostegno alle donne e alle ragazze nei territori di guerra e di crisi.
Violenza sulle donne.
Le prime immagini che ci appaiono sono di donne picchiate, mutilate, sfregiate, violentate. Poi le donne e le ragazze vittime della guerra.
Ma c'è anche una violenza più sottile e pericolosa.
Silenziosa. Strisciante.
È la violenza che nega alla donna che ci sta accanto (moglie, compagna, collega di lavoro) il rispetto, la dignità, il valore delle sue idee.
È difficile, per noi maschi occidentali, di cultura giudaico-cristiana, accettare la libertà della nostra compagna di gestire la propria libertà e la propria vita. È una lotta continua contro una cultura secolare che ha negato alla donna questi valori.
Poi, finalmente, è arrivato Papa Giovanni XXIII. Nella Pacem im Terris ci ha ricordato, tra i "segni dei tempi" (n. 22) l'ingresso della donna nella società, la "sempre più chiara e operante" presa di coscienza della sua dignità.
Ci ha aperto gli occhi.
Ci ha aiutato a scoprire la figura di un Cristo rivoluzionario anche nel suo rapporto con le donne.
Ci ha stimolato ad incamminarci sulla strada della parità della dignità prima ancora che dei diritti.
Ogni giorno un passo avanti; a volte qualche ricaduta.
Ma, con l'aiuto delle nostre mogli, compagne, colleghe, possiamo, dobbiamo farcela e vincere la tentazione di usare la violenza, in ogni sua forma, per ristabilire un dis-ordine nel quale siamo purtroppo cresciuti.
Per loro e per noi. Ogni giorno e non solo il 25 novembre.
postato da: teo56ch alle ore 18:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri sparsi, attualità , società , documentazione
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