mercoledì, 24 gennaio 2007
Mia mamma mi mandava a tagliare i capelli dal Cechin da Lena (cioè Francesco, figlio di Elena): un parrucchiere ma quasi un’istituzione anche perché sua mamma, la mam Lena, gestiva un piccolo negozio di cianfrusaglie nel quale vendeva però anche ambitissimi dolcetti tra i quali i famosi susciott da 5 (gli antenati degli attuali chupa chups venduti al costo di 5 centesimi).
Ricordo che quasi ogni volta mi diceva: «Hai i capelli come tuo nonno (ul Luis di Vanina) e di certo “tu g’avré mai la pelada”».
Sono passati molti anni. Ul Cechin se n’è andato. Il suo negozio è sempre lì, chiuso, in attesa che il Comune decida la ristrutturazione della vecchia casa. Un’opera che cancellerà la testimonianza dei ricordi di diverse generazioni.
Ma solo il tempo (o il corso della natura) potrà cancellare dalla mia mente il ricordo di quella sua promessa (che finora si sta avverando).
 
La parola di oggi è:
 
alopecia o alopècia, alopezìa
[vc. dotta, lat. alopecia (m), dal gr. alopekía, da alopex ‘volpe’, in quanto perde i peli in primavera e in autunno; 1310]
s.f.
* (med.) Mancanza totale o parziale dei capelli o dei peli ¦ “Alopecia areata”, area Celsi.
 
àrea Cèlsi
[lat. ‘area di Celso’, che per primo la descrisse; 1892]
loc. sost. f. inv. (pl. lat. areae Celsi)
* (med.) Chiazza glabra, rotondeggiante, sul cuoio capelluto, dovuta alla mancanza di capelli.
SIN. Alopecia areata
 
Da: “La parola del giorno” del Dizionario Zanichelli (newsletter)
 
Resta un dubbio: se il vecchio Cechin da Lena invece di predirmi che non avrei avuto la pelada mi avesse detto: «non avrai mai l’àrea Celsi» oggi ricorderei ancora la sua promessa?
postato da: teo56ch alle ore 09:07 | Permalink | commenti (6)
categoria:ricordi, glossario
mercoledì, 17 gennaio 2007

«Quando la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono di comune accordo, ogni azione diventa un’opera d’arte» (John Ruskin).

Il prossimo mese di marzo inizia una nuova fase della mia vita. Privato del 50% del mio tempo di lavoro "dipendente" ho deciso di provare a lanciarmi in un lavoro indipendente.
Un "nuovo" lavoro che si riassume in tre figure professionali diverse: giornalista free lance, segretario, business writer (o scrittore d'impresa).
Tre aspetti di un'unica passione: lo scrivere. Passione che vorrei anche completare con la capacità di scrivere piccoli racconti con i quali esprimere, con l'aiuto delle immagini e della fantasia, pensieri, emozioni e realtà.
Ho un'ambizione: quella di riuscire ad essere un artigiano della penna, cioé riuscire a scrivere ogni riga (un comunicato stampa, un protocollo, un articolo di giornale o un racconto) facendo lavorare all'unisono la mano, la testa e il cuore.
Eppure, nell'annunciare l'ambizione di riuscire ad essere un artigiano dello scrivere sono preso da un certo timore. Non posso infatti dimenticare che gli inizi della mia carriera professionale sono stati, almeno indirettamente, segnati dalla figura di Mons. Luigi Del-Pietro. Un grande sacerdote e sindacalista che, al momento di iscriversi al sindacato dei lavoratori edili si definì "un manovale della penna". Non l'ho conosciuto personalmente. È però un esempio di grande impegno e passione nel lavoro e nella vita sociale (oltre che ecclesiastica).
Un ricordo che rende ancor più ardita la mia ambizione. Ma perché non provarci?

postato da: teo56ch alle ore 21:15 | Permalink | commenti (6)
categoria:pensieri sparsi
venerdì, 12 gennaio 2007
Il prossimo 1 aprile il Cantone Ticino sceglierà le donne e gli uomini per il Consiglio di Stato (o governo, 5 eletti) e il Gran Consiglio (o parlamento, 90 eletti) per gli anni 2007 – 2011.
Fra i candidati, Marina Masoni, Consigliere di Stato dal 1995, fortemente contestata (nel Paese ma anche nel suo partito) ha scelto di punteggiare la campagna elettorale con metafore sportive. Dapprima quella di una corsa (sottointeso: in salita) con una «bicicletta militare» che, nell’immaginario comune, è pesante, con un unico rapporto e con i freni «a tamburo».
Adesso dal ciclismo passa al calcio. Fra i suoi sostenitori si è schierato Kubilay Turkylmaz (per tutti Kuby), già centravanti della nazionale Svizzera (di calcio) e del Brescia.

Dal punto di vista della comunicazione, ci sono alcuni aspetti sui quali voglio riflettere.

Nell’intervista scritta, la mano dell’esperto in comunicazione è (troppo) evidente: Kuby dà di sé un’immagine non autentica, per la scelta dei temi e le espressioni usate.
Difficile, per me, credere che Kuby abbia seguito con attenzione la politica ticinese al punto da «ammirare il lavoro quotidiano dei consiglieri di Stato» e da considerarli «una squadra compatta» impegnata a «risolvere nel miglior modo possibile i tanti problemi che un cantone crea giornalmente». Oltretutto, questa è un’autorete. Il cantone, come entità geografica, non crea certo dei problemi. Per i Ticinesi, però, il Cantone sono il governo, il parlamento e l’amministrazione cantonale. E allora affermare «il cantone crea tanti problemi» diventa un giudizio negativo sugli stessi consiglieri di Stato.
Quanto poi alla «squadra compatta» bisogna ricordare che, nell’autunno 2003, la maggioranza del governo tolse a Patrizia Pesenti una parte delle sue competenze, per poi reintegrarla in tutti i suoi compiti alcuni giorni dopo (anche) su pressione della piazza.
Più recentemente, Luigi Pedrazzini, presidente del governo, ha paventato il rischio che, se fossero rieletti tutti gli attuali, il Ticino si ritroverebbe «con cinque consiglieri di Stato, ma senza un governo». Altro che squadra compatta. Alla mente ritorna la «cacofonia di tenori stonati» con la quale Alex Pedrazzini (allora uno dei tenori) definì l’agire del governo eletto nel 1995.
E si potrebbe continuare.
Così, ad esempio, Kuby non ha bisogno di ricordare di non essere un politologo e di non (saper) fare analisi raffinate. Chi lo conosce sa che le analisi raffinate le sa fare quando parla di calcio. Inutile anche sottolineare che il suo impegno è «a titolo assolutamente gratuito».

In un’intervista televisiva, Kuby parte davvero alla grande. Ripete bene i primi concetti dell’intervista scritta. Alla seconda domanda, però, ecco il vero e autentico Kuby. E, allora, il sereno e pacato giudizio sui consiglieri di Stato incapaci di risolvere i problemi con uno spirito di squadra, diventa un più autentico «modo [di fare] anche vigliacco» e il Fiscogate «una campagna abbastanza schifosa, per invidia».
Kuby è una persona generosa, sanguigna e passionale. Forse, gli è stato suggerito di sottolineare anche i risultati ottenuti da Marina Masoni. Tra questi anche la creazione di nuovi posti di lavoro. Con la generosità che gli è propria, Kuby, assolve il compito e va oltre.
Ne viene fuori uno strano parallelo tra politica economica e politica di integrazione degli stranieri. Infatti, i «circa 8 mila [nuovi] posti di lavoro» diventano un’opportunità per «la migliore integrazione per chi viene dall’estero ed è per questo che io sostengo….. [segue una strana e incomprensibile cantilena]»
Suggerire che i nuovi posti di lavoro siano stati occupati dagli stranieri non è certo - oltre che sbagliato - il messaggio che Marina Masoni desidera abbinare ai risultati ottenuti con la politica economica, e nemmeno la risposta che vuol dare alla mamma che le ha chiesto di fare in modo che il Ticino possa offrire a suo figlio «un posto di lavoro vero, che lo impegni e gli dia soddisfazione».

Nella mente tornano raccomandazioni lette più volte. Il testimonial, per essere efficace, deve essere autentico. Se per rientrare nella strategia scelta bisogna chiedergli di non essere fino in fondo se stesso o di avventurarsi su terreni a lui sconosciuti è meglio rinunciare. I rischi di autoreti (anche senza fare scendere in campo calciatori) sono troppo elevati.
E questo senza dubitare nemmeno un attimo dell’autenticità di Kuby nel suo sostegno a Marina Masoni. A lasciarmi perplesso è sono le modalità con le quali è stato «messo in campo». Oltretutto, in una squadra, c’è posto per un solo centravanti: la rete decisiva (cioè la rielezione il 1. aprile) la deve segnare Marina Masoni.
postato da: teo56ch alle ore 16:59 | Permalink | commenti (4)
categoria:pensieri sparsi, libere opinioni