martedì, 31 ottobre 2006

Premessa

La densità di mezzi di informazione nel Canton Ticino (320'000 abitanti) è, forse, da record: 3 quotidiani, 2 giornali domenicali, 3 settimanali di partito, una radio pubblica (3 reti), 2 radio private, una televisione pubblica (2 reti) e una televisione privata.

In attesa di uno studio sui costi di questa densità (ad esempio in termini di difficoltà decisionale delle autorità), non vi sono dubbi in merito alla particolare sensibilità (meglio suscettibilità) degli attori, siano essi giornalisti o editori.

 

Il fatto

Mirella de Paris, giornalista della RSI, ha condotto, negli scorsi giorni una trasmissione dedicata agli «Spin doctor» ovvero, per usare il titolo di un libro di Marcello Foa, «gli stregoni della notizia», coloro che ad arte «fabbricano» notizie con finalità che vanno oltre una corretta informazione. Nel corso della trasmissione, Mirella ed il suo ospite citano, quale possibile esempio un articolo di un «giornale locale».

Apriti cielo! Telefonate, proteste e pressioni. Il risultato: la RSI decide di diffondere un comunicato di rettifica. I dettagli e la versione di Mirella li trovate qui.

 

Qualche ricerca

Pochi click bastano per ritrovare l’articolo citato.

«Non è allattato ma è sveglioL’intelligenza del bebé non dipende dal latte materno».

Ma dall’archivio online emerge anche un altro articolo:

«Latte di mamma “anti grasso”L’allattamento naturale riduce i problemi di soprappeso».

 

I miei commenti

1. Sono sorpreso dalle analogie fra l’origine dei dati che hanno offerto lo spunto per i due articoli.

In gennaio la fonte era chiara: uno studio dell’Havard School of Public Health di Boston condotto su 5'600 ragazzi e le loro madri.

In ottobre si parla invece di un generico database statunitense con dati riferiti a oltre cinquemila bambini americani, figli di circa tremila madri, in parte allattati al seno e in parte nutriti con latte in polvere.

Sarà certo una coincidenza ma non riesco a cancellare il sospetto che i dati alla base dei due articoli siano gli stessi. Se così fosse, l’articolo di ottobre potrebbe anche essere una “notizia Findus”, tolta dal congelatore (chissà perché? Magari grazie ad un bravo spin doctor) non già dal settimanale locale ma dall’autorevole British Medical Journal.

 

2. L’articolo del 15 ottobre mi sembra scritto con la preoccupazione di tranquillizzare le mamme che per una qualsiasi ragione non possono (o non vogliono) allattare. Centrale è per me la frase: «Le mamme che non riescono ad allattare il proprio bambino […] possono star tranquille: i loro figli non saranno meno intelligenti […] per questo motivo».

Lo stesso articolo mi dice però anche che il quoziente intellettivo e le capacità di imparare sono significativamente influenzate dall’intelligenza materna, dagli stimoli che il bambino riceve a casa, dall’ordine di nascita e dalla situazione finanziaria della famiglia.

E allora, partendo dallo stesso database, si potrebbe forse sostenere che, almeno nella società statunitense, solo le mamme con buone condizioni finanziarie possono permettersi di allattare. Un’ipotesi che, se confermata, più che le indubbie qualità alimentari del latte materno, chiamerebbe in causa le disuguaglianze sociali.

 

Conclusione

Indipendentemente dalle intenzioni degli «Spin Doctor» ogni notizia è fortemente influenzata dall’approccio culturale (talvolta anche “ideologico”) di chi la riferisce.

Non mi scandalizzo. Cerco di esserne sempre più cosciente. E, quando posso, di mostrare anche come, partendo da approcci o ipotesi diverse si possa giungere a conclusioni diverse, talvolta anche opposte.

Anche per questo chi scrive dovrebbe sempre dichiarare da che parte sta o, per riprendere una pubblicità locale, «dichiarare il proprio colore».

 

P.S.: Rinnovo a Mirella la solidarietà per quella che, a mio avviso, è stata un’ingiustizia.

postato da: teo56ch alle ore 14:05 | Permalink | commenti (3)
categoria:libere opinioni
lunedì, 23 ottobre 2006

Luisa Carrada è, per me, una fonte inesauribile di segnalazioni e suggerimenti utili.
Oggi devo a lei la scoperta del sito Internet dell'Encicolpedia Treccani. Mi ci sono tuffato con entusiasmo e non posso che consigliare di inserire questo indirizzo fra i preferiti o, meglio ancora, di aprire una cartella "Treccani" fra i propri feed.
Con un'avvertenza: "Questo sito può generare dipendenza".

Fra le molte proposte anche una serie di Giochi linguistici, di test per verificare la padronanza della lingua italiana e dei diversi modi di dire. Ne ho già imparati alcuni. Di altri ho chiarito e precisato il significato.
Eccoli:

Vestirsi di verde indugio >> tirare in lungo una situazione di proposito o per indolenza
Fare il nesci >> fingere di ignorare, di non capire
Bruciare il paglione >> mancare una promessa

Infiascare la nebbia >> fare cose vane
Portare vasi a Samo >> fare cosa inutile e superflua
Perdere il ranno e il sapone >> impegnardi in qualcosa senza ottenere risultati

Filarsela all'inglese >> allontanarsi da un luogo alla chetichella, senza salutare
Benedire con la granata >> bastonare, picchiare qualcuno

Gli ultimi due (dei primi 10) li avevo già nel mio bagaglio ma solo nella loro forma dialettale. Grande è stata la sorpresa di ritrovarli in una sede prestigiosa e immenso il piacere di precisarne il senso.
Ciurlare nel manico >> non contribuire in alcun modo al raggiungimento di una conclusione.
Fare il michelaccio >> starsene tutto il tempo senza fare niente.
Definizione che, la forma dialettale, spiega senza ombra di dubbio: «ul méstee dal michelazz? Mangiaa e bev e naa pai piaz»

postato da: teo56ch alle ore 13:36 | Permalink | commenti (1)
categoria:al lavoro
mercoledì, 04 ottobre 2006
"L'arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore procedono in accordo." (John Ruskin).
Scrivo, dunque imparo (a scrivere).
Scrivere è un’arte, nel senso latino, cioè una tecnica, una cosa che si apprende facendo.
Scrivere è il risultato di una piccola e incruenta battaglia con il foglio bianco. Non a caso esercizio ed esercito hanno la medesima origine.
da: Strategie con le parole, in Parole ad alta quota
Speciale della Palestra della scrittura
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categoria:segnalazioni, citazioni, al lavoro
mercoledì, 04 ottobre 2006
Verità, rispetto, intrattenimento, naturalezza, suono e ritmo, originalità sono gli ingredienti di una buona conversazione. Rileggo queste parole mentre, al telefono, segnalo ad un’amica il contributo di Luisa Carrada allo Speciale della Palestra della scrittura.
Improvvisamente, mi illumino: ho appena scoperto cosa rende così piacevoli e interessanti le nostre chiacchierate.
Con questi ingredienti un dialogo, un incontro e poi uno scritto diventano un evento “che ci apre gli occhi, ci fa drizzare le orecchie…”. Un'esperienza alla quale ripensare in altri momenti per “risentirne gli echi” e magari coglierne significati e valenze nuove.
Ma “conversare” significa anche “cambiare direzione con”.
Per questo una conversazione diventa “buona” se restiamo coscienti che c'è sempre "un ‘verso’ e un rovescio, un lato opposto”, se abbiamo il coraggio di usare uno stile “un po’ sconcertante”, che improvvisamente cambia direzione e lascia spazio anche all’ironia, allo scherno, al sarcasmo. Con il rischio di scioccare: “perché la coscienza arriva attraverso un piccolo shock di consapevolezza, tenendoci sul filo, acuti, desti, e un pochino di traverso”.
Immagini forti che Luisa ha riassunto in Chi ben conversa cambia direzione dopo averle incontrate in un libro di James Hillmann e Michael Ventura: Cent’anni di psicanalisi. E il mondo va sempre peggio,  
postato da: teo56ch alle ore 17:10 | Permalink | commenti
categoria:maestri, al lavoro