venerdì, 30 giugno 2006

L'interessante blog di Carnesalli mi ha portato alla scoperta in due minuti, una rassegna stampa "ragionata" di quanto appare sui quotidiani italiani.
Ho cercato qualcosa di simile anche per i quotidiani svizzeri ma, finora, senza esito. Ho però riscoperto il servizio offerto del sito web dell'Hebdo che offre una rassegna stampa sui temi di maggiore attualità e anche quella che mi sembra la via più rapida per raggiungere le edizioni online della stampa di tutto il mondo.

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categoria:al lavoro
mercoledì, 28 giugno 2006

Su RTSI Mirella de Paris e i suoi ospiti mi hanno regalato un’ora dedicata ai blog. Con eleganza e competenza Mirella (a proposito: si capiva che sei una blogger esperta) ha condotto Stefania Parisotto, Bruno Giussani e Marco Farè in un’interessante chiacchierata che ha mostrato agli ascoltatori alcuni aspetti della blogosfera.

Impossibile riassumere tutto.

Annoto le cose che mi hanno colpito di più.

L’esplosione del numero dei blog è dovuta, secondo Bruno, ad una mini “rivoluzione tecnologica” evidenziata dalla disponibilità di una tecnologia di facile accesso; la sempre più capillare diffusione delle connessioni alla rete ad alta velocità (ADSL) e dalla crescita esponenziale del numero degli utilizzatori di Internet.

Per il professionista, il blog è un mezzo che permette di dare forma all’inizio di una storia o un articolo, di testare nuove idee o modi di esprimersi e verificarne l’efficacia con un pubblico interessato. Ma è anche una sorta di archivio, di contenitore di appunti e tracce di documentazione che possono sempre essere utili. È l’esperienza di Bruno ma anche la mia.

I blog sono una realtà che tocca da vicino il mondo dei giovani e delle donne.

Per i giovani non è nemmeno una rivoluzione. Chi oggi ha tra i 12 e i 22 anni è nato e cresciuto con Internet e il telefonino, ha imparato ad usare queste tecnologie per tessere e gestire contatti, non per isolarsi dalla vita reale ma per creare una complementarietà. Ho personalmente visto mio figlio aiutare un compagno a fare i compiti usando messenger.

Per le donne, la blogosfera è l’occasione per affermarsi, per avere un ruolo almeno paritario (ma nel mio caso sono stato portato in questo mondo da una donna, Luisa Carrada e tra i link preferiti prevalgono quelli gestiti da una donna). Anzi. Secondo Mirella e Stefania per le donne (anche per le massaie) il blog è un mezzo per valorizzare la scrittura femminile, un ambito in cui liberamente esprimere (con competenza) pensieri e opinioni nei campi più diversi.

Concludo con un’ultima osservazione (ancora di Bruno). Per i giovani (ma, mi pare, non solo) il blog è anche indice di un diverso rapporto con la privacy. Sul blog (grazie anche ad un certo anonimato) è paradossalmente più facile raccontare e raccontarsi aspetti molto riservati della propria personalità ed esperienza. Spesso un modo per esplicitare i propri pensieri, per verificarli, per confrontarli e, talvolta, modificarli: proprio come per i professionisti della comunicazione.

 

Dimenticavo: sono anche stati citati due blog (forse di più ma ero distratto).

Col favore delle nebbie e Fior di loto.

Senza dimenticare il blog di Bruno Giussani. Ci sarebbe anche quello di Mirella, ma lascio a lei la scelta di eventualmente svelarlo.

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categoria:appunti, al lavoro
domenica, 25 giugno 2006
L’ Almanacco dei libri di sabato 24 giugno (La Repubblica, pag.43) pubblica un’intervista a Thomas Friedman sul suo ultimo libro “Il mondo è piatto” da pochi giorni disponibile anche in italiano (edizioni Mondadori).
Secondo Friedman “il mondo oggi è una grande piattaforma, una piattaforma tecnologica in cui convergono forze tecnologiche e politiche, i pc, gli apple, i software, il wireless, tutte cose che sono connesse tra di loro; una grande piattaforma mondiale che costa sempre di meno, che mette in comunicazione sempre più gente e soprattutto che offre uguali opportunità a chiunque, in qualsiasi parte del mondo; non importa che lingua parli, non importa la razza, non importa la religione”.
Ma quali sono i “dieci giorni che hanno appiattito il mondo”?
“Il punto di partenza è la caduta del Muro di Berlino e la fine dei blocchi politico-ideologici. Poi ci sono stati il boom di Netscape in borsa che ha dato avvio all’innovazione tecnologica e agli investimenti in fibra ottica che è la rete autostradale del futuro; l’affermazione del free software come Linus. Poi sono venuti l’outsourcing, l’offshoring, l’insourcing, il supplychain. Processi che hanno reso possibile il più grande fenomeno di distribuzione geografica delle attività economiche e della diffusione di merci e servizi”.

Su “Il Sole 24 Ore” di domenica 18 giugno, Giorgio Barba Navaretti (barba@unimi.it) così ha riassunto le tre idee guida dell’autore:
“La mia prima idea di un mondo piatto è quella di un piano dove tutto si muove velocissimo: lo schermo di un televisore a cristalli liquidi o la superficie di una patinoire”…. “La seconda idea è che tutto si avvicina e che le lontananze siderali tra i Paesi si riducono”….. “La terza è che scompaiono le gerarchie, o per lo meno non esistono più élite appartare e silenziose con le quali non è possibile comunicare (anche il primo ministro ha un’e-mail)”.
Insomma, conclude Navaretti, “il mondo piatto di Friedman si riduce a questi tre fattori, rapidità, vicinanza geografica e meno gerarchie, che certamente hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere”. Fattori che hanno portato anche ad una globalizzazione degli individui (un ingegnere di Philadelphia in concorrenza con uno di Shangai) che potrebbe significare la fine delle classi medie e una polarizzazione tra ricchi che pattinano e poveri che stanno a guardare?
Friedmann, annota Navaretti, “giustamente ci ricorda che non sarà così e che ancora una volta la strada passa attraverso la formazione, l’educazione e l’adattamento ai nuovi sistemi e alle nuove tecnologie….. Insomma, in questo nuovo mondo a tutti, in principio, è dato giocare ma l’esito della partita non è affatto chiaro. Non resta che rimboccarsi le maniche”.

Per non restare indietro – annota lo stesso Friedman nell’intervista – occorre tenere a mente due punti decisivi: le infrastrutture (piattaforme digitli avanzate, telecomunicazioni via cavo, aeroporti e autostrade informatiche che siano interconnesse) e l’istruzione (non solo nelle materie scientifiche ma le principali sono matematica, scienze, informatica, ingegneria).
Il principio che regola il mondo piatto è il seguente: qualsiasi cosa che può essere fatta, sarà fatta; da te o da qualcun altro. Ne consegue che è meglio essere protagonisti che non subire l’avanzamento della tecnologia”.
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categoria:libri, appunti
domenica, 25 giugno 2006
Vergogna” è il titolo della traduzione italiana di un romanzo di J.M. Coetzee, premio Nobel per la Letteratura nel 2003 (titolo originale Disgrace). È la storia di David Lurie, insegnante della Cape Town University costretto a dimettersi a seguito di una relazione con Melanie, un’allieva che poi lo ha denunciato per molestie sessuali. La prima parte del romanzo racconta questa storia e si conclude con l’arrivo di David nella fattoria che la figlia Lucy manda avanti, dando ospitalità a cani e vendendo erbe e fiori, in campagna, nella parte orientale della Provincia del Capo.

David – professore associato di Scienze della comunicazione – “considera ridicola la premessa del libro di testo di Comunicazioni 101 «La società ha creato il linguaggio perché gli uomini possano comunicarsi a vicenda pensieri, sentimenti e intenzioni». La sua personale opinione, che si guarda dall’esprimere, è che l’origine del linguaggio vada ricercata nel canto, e l’origine del canto nel bisogno di riempire con un suono un’anima umana sovradimensionata e alquanto vuota”.
Egli “continua ad insegnare perché gli dà da vivere; anche perché gli insegna l’umiltà, gli fa capire qual è il suo posto giusto nel mondo. L’ironia di questa situazione non gli sfugge: colui che viene per insegnare impara la più brucante delle lezioni, mentre coloro che vengono per imparare non imparano niente”.

A conclusione dell’inchiesta avviata a seguito della denuncia di Melanie, David è costretto a rassegnare le dimissioni anche per non avere accettato il compromesso di sottoporsi alle cure di uno psicologo per una rieducazione, una correzione del carattere.
Lucy: “Sei così perfetto da non sopportare l’idea di qualche consiglio?”
David: “Mi ricorda troppo la Cina di Mao. Ritrattazione, autocritica, pubbliche scuse. Sono una persona all’antica, preferisco essere messo al muro e fucilato, farla finita”.
Lucy: “Tu hai tenuto duro e loro anche. È andata così?”
David: “Più o meno”
Lucy: “Dovresti essere più flessibile, David. Non c’è eroismo nell’inflessibilità”.
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categoria:citazioni, libri
domenica, 25 giugno 2006
Il Corso di scrittura professionale di scrittura.org ha chiesto agli allievi di scrivere una lettera commerciale per cercare un acquirente delle uova di Bettina e Ernesto, una coppia di Tyrannosaurus Rex minacciati di estinzione.
Esercizio divertente e impegnativo. Per aiutare gli allievi ci sono però anche utili consigli su come scrivere una lettera commerciale.

A questi mi permetto di aggiungerne almeno uno.

Quando scriviamo una lettera commerciale, per proporre i nostri servizi o quelli di un cliente, facciamo in modo di personalizzare l’invio, di indirizzarlo alla persona direttamente responsabile della decisione che vogliamo ottenere. Per evitare che la nostra lettera venga cestinata immediatamente oppure non superi il filtro di zelanti segretari/e o assistenti.

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categoria:al lavoro
venerdì, 23 giugno 2006

"Il Signore degli Anelli" è una delle letture con le quali auguravo la buona notte a mio figlio "più piccolo".
Per amore o per forza mi sono appassionato al piacere per le avventure di Frodo e dei suoi compagni e ho visto i film della trilogia. Non sono un appassionato di Tolkien ma resto attento a tutto ciò che ruota attorno ai suoi mondi immaginari.
Così quando qui ho visto la segnalazione di un sito che indica la traduzione nella lingua elfica - o meglio in Quenya - dei diversi nomi propri, non ho saputo resistere alla tentazione.
Per me ci sono due possibilità: Eruanno (dono di Dio) o più semplicemente Eruner (uomo del Signore).
Meglio stare con i piedi per terra.
Un saluto a tutti.
Eruner

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categoria:glossario
giovedì, 22 giugno 2006
Di tanto in tanto mi piace andare in libreria, anche senza sapere esattamente cosa cerco.
Altre volte mi annoto i libri che vorrei acquistare ma poi, regolarmente, al momento buono gli appunti sono altrove.
È successo anche sabato.
Desideravo però trovare qualcosa che mi aiuti a migliorare la creatività e la qualità della mia scrittura. Il progetto di un corso estivo (o su un fine settimana) è, per il momento, rimasto tale per mancanza di proposte che si concliano con i diversi impegni.
Entro e vado direttamente alla sezione "manuali": molte proposte ma nulla di convincente.
Deluso, ma non rassegnato, provo nella sezione dedicata ai docenti.
Qualche tentativo e mi ritrovo fra le mani il Ricettario di Scrittura creativa di Stefano Brugnolo e Giulio Mozzi (ed. Zanichelli). Lo sfoglio, provo alcuni esercizi e lo acquisto.
Come in cucina, anche per la scrittura l'esito finale sarà il risultato di diversi ingredienti: la qualità e la chiarezza della ricetta (che mi sembrano date), la freschezza degli ingredienti, l'abilità del cuoco.
Spesso, la prima ciambella riesce senza buco, ma con l'esercizio chiunque può ottenere buoni risultati. Magari non da grande chef, ma almeno per sapere stare con dignità nella cucina di una redazione (reale o virtuale).
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categoria:appunti, al lavoro
martedì, 20 giugno 2006

Il ritorno di Francesca Benvenuto sul suo blog Cosa fai? Copy coincide con il mio desiderio di tornare a scrivere su questo blog, di farne una sorta di „quaderno degli appunti“ per riflessioni e spunti utili per la vita e la professione.

Grazie a lei scopro che Alessandro Baricco scrive su Repubblica una rubrica intitolata “I Barbari” e che uno degli articoli già pubblicati tratta anche del tema del linguaggio e della scrittura.

Punto di partenza è il comportamento dei consumatori di vino hollywoodiano, nel quale Baricco legge “l’avvento di una forma di (elegante) barbarie”. Quasi una battaglia sommersa che è possibile scoprire attraverso alcuni indizi che sono:

 

  • l'anima si perde quando si punta a una commercializzazione spinta
  • c'è una rivoluzione tecnologica che d'improvviso rompe i privilegi della casta che deteneva il primato dell'arte.
  • i barbari usano una lingua nuova. Tendenzialmente più semplice. Chiamiamola: moderna.
  • la spettacolarità diventa un valore. Il valore.
  • nelle parole d'ordine dei barbari risuona il morbido diktat dell'impero.
  • una certa massa di persone invade un territorio a cui, fino ad allora, non aveva accesso: e quando prendono posto non si accontentano delle ultime file: spesso, anzi, cambiano il film, e mettono su quello che piace a loro.

 

In sintesi, secondo Baricco,

 

“Studiando la circoscritta invasione barbarica che ha colpito il villaggio del vino, uno può arrivare a disegnare la mappa di una battaglia: eccola qui: complice una precisa innovazione tecnologica, un gruppo umano sostanzialmente allineato al modello culturale imperiale, accede a un gesto che gli era precluso, lo riporta istintivamente a una spettacolarità più immediata e a un universo linguistico moderno, e ottiene così di dargli un successo commerciale stupefacente. Quel che gli assaliti percepiscono, di tutto ciò, è soprattutto il tratto che sale in superficie, e che, ai loro occhi, è il più evidente da registrare: un apparente smottamento del valore complessivo di quel gesto. Una perdita di anima. E dunque un accenno di barbarie.”

 

Certo è solo un'ipotesi che non “aiuta a capire i barbari ma soltanto a capire la loro tecnica d'invasione: come si muovono, non chi sono e perché sono così (che è, questa sì, la domanda affascinante). A me sembra comunque un passaggio necessario per arrivare, prima o poi, a capire: una stazione intermedia. Capisci come combattono e magari capirai chi sono. Se vi piace, potete giocarci un po', con questa ipotesi. Provate a pensare a un esempio di mutazione, di invasione barbarica che vi sta a cuore e cercateci dentro la mappa della battaglia. Chissà se ci troverete tutti gli indizi che ho annotato. O magari altri.”

 

Una sfida. Magari ci provo.

postato da: teo56ch alle ore 17:51 | Permalink | commenti
categoria:al lavoro