Above the line – Below the line
Due espressioni che, complice la scarsa dimestichezza con l’inglese, sono per me molto ostiche.
Le ho incontrate la prima volta mentre preparavo (con Manuela e altri amici) il lancio del nuovo Giornale del Popolo. Mario (amico e responsabile di una grossa agenzia milanese) mi spiegò (o almeno questo è quanto mi è rimasto in testa) che con belowe the line (sotto la linea) si intendevano tutte le attività che avrebbero preceduto il lancio della nuova testata mentre above the line sarebbero state tutte le attività promozionali successive. Insomma un modo più complicato per dire “prima” e “dopo”.
Le ho poi ritrovate altre volte, in contesti diversi, ma sempre con grandi difficoltà nel capirne il senso (specie in relazione a queste mie rimembranze).
Ne “La magia della scrittura” le ho incontrate di nuovo (pag. 83), con una spiegazione che mi pare più convincente (nota 4 a pagina 89):
Con below the line gli addetti ai lavori hanno sempre etichettato la cenerentola della pubblicità. Se con above the line (“sopra la linea”) si identificava tutta la comunicazione visibile al grande pubblico (televisione, stampa, affissione), sotto quella linea immaginaria finivano tutte le attività di comunicazione che utilizzano gli spazi rimasti a disposizione, dal punto vendita ai concorsi, dal packaging ai cataloghi, sino al direct marketing.
Paolo Iabichino, Advertising. Dallo spot al dialogo; in La magia della scrittura, a cura di Alessandro Lucchini; Sperling&Kupfer Editori (www.magiadellascrittura.it)